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Produzione Vitivinicola Italia 2016 (dati definitivi)

La vendemmia appena conclusa, rispetto alle prime valutazioni di Assoenologi sulla produzione fatte il 5 settembre, non ha fatto registrare sostanziali differenze, sia per quantità che per qualità, ad eccezione di alcune zone che hanno risentito dell’andamento climatico dei mesi di settembre e di ottobre. Complessivamente, secondo il centro studi di Assoenologi, la quantità si attesta tra lo 0 e +2% rispetto alla passata campagna pari a circa 51.500.000 ettolitri di vino. La qualità rimane complessivamente eterogenea ma comunque assai interessante, con punte di maggior interesse per quei vini che hanno potuto beneficiare del positivo andamento dei mesi di settembre e di ottobre. L’annata 2016 si è contraddistinta per i livelli contenuti di stress idrico e termico. Un’annata favorevole a produzioni di qualità per coloro che hanno gestito in modo efficace la difesa.

Nel periodo vendemmiale l’Italia è risultata spaccata in due.

La ridotta piovosità e la buona escursione termica che hanno caratterizzato il mese di settembre al Centro-Nord e sulle due isole maggiori hanno favorito il regolare svolgimento delle operazioni di raccolta. Ciò purtroppo non si può dire per il Meridione peninsulare che ha invece goduto di una piovosità abbondante e in molti casi sensibilmente superiore alla norma. Nel complesso si stima una buona annata, con picchi di eccellenza nelle zone meno colpite dal maltempo e laddove la vite è stata soccorsa nel migliore dei modi. I cambiamenti climatici che si verificano sempre più spesso creano delle trasversalità meteorologiche di tipo tropicale che possono determinare importanti differenze quantitative anche in zone molto ristrette e di conseguenza anche delle problematiche produttive. Per questo è sempre più richiesta l’opera dell’enologo che deve intervenire per far fronte a nuove esigenze che si creano in vigneto e in cantina e anche per prevenire situazioni che possono influire negativamente sulla qualità del prodotto.

2016: l’influenza dall’andamento meteorologico sul ciclo vegetativo.

L’inverno 2015/2016 è risultato in tutta la penisola piuttosto mite, con temperature al di sopra della media e poco piovoso nella prima parte (novembre/dicembre sono risultati quasi del tutto privi di precipitazioni). Basti pensare che nel periodo settembre 2015/gennaio 2016 sull’intero territorio italiano sono caduti mediamente 289 mm di precipitazioni contro una media di 436 mm. Ma la carenza invernale di pioggia non è da considerare siccità in termini agronomici in quanto la vite è in riposo vegetativo, per cui l’acqua accumulata in autunno, non essendo consumata dalle piante, si conserva per lo più nel suolo in vista della ripresa vegetativa. La piovosità abbondante del periodo febbraio/marzo ha consentito di ripristinare, nella maggioranza dei casi, le riserve idriche dei suoli. I mesi di aprile e di maggio sono stati caratterizzati da una piovosità ridotta sulla maggior parte del Paese. Le temperature, superiori alla norma nelle prime due decadi di aprile, si sono bruscamente portate su valori inferiori dal 24 aprile, a seguito di un’irruzione di aria artica. Ne sono conseguite locali gelate che hanno provocato danni alla vite in diverse aree del Paese, in particolare in Abruzzo e in Campania. Il germogliamento della vite, grazie a un inverno caratterizzato da temperature particolarmente miti, ha avuto inizio verso la metà di marzo con 5-10 giorni di anticipo rispetto alla norma. In tale periodo si sono registrate in diverse zone dell’Italia alcune grandinate, specie in Umbria, accompagnate da un repentino abbassamento delle temperature e successive gelate; tutto questo ha determinato un calo nel potenziale produttivo, oltre che un recupero di quell’anticipo vegetativo osservato nei mesi precedenti. Anche la fase della fioritura è stata accompagnata da numerosi e a volte violenti temporali che hanno accentuato alcuni fenomeni di colatura dei fiori, contribuendo ad un ulteriore alleggerimento del grappolo. La piovosità nel mese di giugno è stata superiore alla media e le temperature sono risultate inferiori alla norma, specie nei valori massimi. Questo si è tradotto in un rallentamento del ciclo fisiologico della pianta, in alcune aree, e ad una pressione infettiva fungina particolarmente elevata (peronospora, oidio) che, nel complesso è stata ben antagonizzata con mirati e tempestivi trattamenti. A partire dalla fine del mese di giugno è iniziata finalmente un’estate calda, torrida in alcune aree, caratterizzata però, già dal mese di agosto, da un’escursione termica importante e determinante sulla qualità della vendemmia 2016

Settembre e ottobre hanno condizionato la vendemmia al Centro Sud.

I mesi di settembre e di ottobre decorsi nel modo migliore al Centro Nord e sulle Isole hanno permesso una ottimale maturazione delle uve che, oltre ad essere state conferite alle cantine in un ottimo stato sanitario, hanno potuto beneficiare di importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Grazie anche a questo i primi riscontri di cantina evidenziano vini con interessanti corredi aromatici e per quelli rossi, dotati di un quadro acido e polifenolico importante, si prospettano prodotti anche da lungo invecchiamento. Purtroppo per le regioni del Centro-Sud Italia le cose non sono andate nello stesso modo. I mesi riguardanti la vendemmia, infatti, sono stati solo parzialmente benevoli dal punto di vista climatico; settembre è stato costellato da numerose precipitazioni ed abbassamenti repentini della temperatura ed anche il mese di ottobre non ha risparmiato giorni di pioggia. Tutto ciò ha influito sulla qualità delle uve, specie per quelle tardive, la raccolta delle quali è stata vincolata dalle condizioni meteorologiche con ripercussioni sulla fase finale di maturazione. Le date della vendemmia 2016. Secondo i dati di Assoenologi, le prime regioni a tagliare i grappoli delle uve precoci e base spumante (Chardonnay, Pinot, ecc.) sono state, tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna. Per contro la stragrande maggioranza delle altre regioni ha iniziato con le stesse varietà nell’ultima decade di agosto. Il pieno della raccolta in tutt’Italia è avvenuto tra la fine di settembre e la prima quindicina di ottobre per concludersi nella prima decade di novembre con gli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Raboso nel Veneto, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna. Quest’anno l’epoca della vendemmia è ritornata nella norma, diversamente da quanto registrato negli anni passati quando il caldo torrido aveva accelerato la maturazione delle uve, costringendo ad una raccolta sempre più anticipata. In Piemonte i conferimenti di Barbera sono iniziati nell’ultima settimana di settembre, mentre quelli di Nebbiolo sono terminati alla fine di ottobre. In Valtellina le operazioni di raccolta si sono concluse verso il 10 di novembre con ottimi riscontri sia qualitativi che quantitativi. In Friuli Venezia Giulia le uve a bacca rossa sono state raccolte a ridosso dell’ultima decade di settembre, lo stesso dicasi per il Sangiovese in Emilia Romagna. In Toscana la vendemmia si è chiusa intorno al 20 di ottobre con le ultime uve di Sangiovese e Cabernet sauvignon. Nelle Marche quella delle uve classiche si è conclusa dopo la seconda decade di ottobre. La vendemmia in Campania è iniziata nei primi dieci giorni di settembre con le uve Asprinio e Fiano ed è terminata nella prima decade di novembre con i conferimenti degli ultimi grappoli di Aglianico. In Sardegna le uve di Nuragus, Cannonau, Carignano e Vernaccia sono state staccate tra la fine di settembre e la fine di ottobre.

Quantità di poco superiore a quella del 2015.

Al di là delle percentuali matematiche certe Assoenologi non ritiene di poter dare dei numeri assoluti, ma stima un quantitativo compreso tra 0 e +2% rispetto allo scorso anno. L’elaborazione dei dati rilevati dà una produzione di uva oscillante fra i 68 e i 72 milioni di quintali che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73%, danno tra i 50 e i 52 milioni di ettolitri di vino. L’Abruzzo e la Puglia sono le regioni che hanno fatto registrare i maggiori incrementi di produzione compresi fra il 10 e il 15%, segue con +7% il Veneto e con +3% il Piemonte e l’Emilia Romagna. Per contro la Campania ha prodotto ben il 20% in meno rispetto al 2015, seguita dal Trentino Alto Adige, dal Friuli V.G., dalla Toscana, dal Lazio/Umbria e dalla Sicilia con decrementi compresi tra il 5 e il 7%. Solo per le Marche e la Sardegna si stima una produzione pressoché uguale a quella della scorsa campagna. Una situazione, pertanto, piuttosto eterogenea caratterizzata da alti e bassi a seconda delle zone, influenzate alcune anche dall’entrata in piena produzione di nuovi vigneti. Un quantitativo che si pone al primo posto nella classifica degli ultimi dieci anni seguito dal 2015 (50,7) e dal 2006 (49,6).

Fonte: Assoenologi